domenica 31 marzo 2013

Le chiavi di ricerca assurde

Ed eccoci arrivati all'appuntamento più atteso! Per festeggiare il superamento delle 2000 visite al mio blog (per la precisione 2145), ecco a voi le migliori, o peggiori, chiavi di ricerca con cui il popolo della rete ha trovato su Google il mio blog.

Classifica per la categoria “Parole in libertà”:

9. Tavola 28
8. Maccio Capatonda
7. Apertura aeroporto di Iasi per neve (semmai chiusura)
6. Monumenti Vietnam
5. Viaggio a Chisinau + camion
4. Foto boss Foggia
3. Alla frontiera rumena sigarette senza timbro
2. Blog Foggia senza casco
1. Credevo che la vita fosse una passeggiata su un lago dorato

Classifica per la categoria “Erasmus e Romania”

9. Coliva in Ucraina
8. Erasmus medicina Torino Iasi (di questa ne sono particolarmente orgoglioso)
7. Usi e costumi di Iasi
6. Iasistyle.blog
5. Cioccolato Iasi
4. Festeggiare mio compleanno in Erasmus
3. Lavatrice erasmus
2. Se inserisco un dato sbagliato nella domanda Erasmus che succede?
1. Tette Erasmus

E infine, mettete a letto i bambini, classifica per la categoria “XXX”

6. Ragazze di Iasi – Targu Frumos ragazze – Cluj Napoca ragazze
5. Cluj Napoca ragazze 2012 (questo merita di più perchè ha specificato l'anno)
4. Zoccole Iasi
3. Ragazze Iasi esperienze
2. Porno donne con iasini
1. Giovanissime ragazze rumene che si vendono a Iasi

Nella foto: la facoltà di Medicina di Iasi, con in primo piano il sempiterno fuoco della saggezza.


domenica 24 marzo 2013

Il big match

Prima di narrarvi della partita di calcio, voglio spezzare una lancia a favore della città di Vaslui. Ebbene si, ho fatto una gita in solitaria a Vaslui. Tutti, specialmente i miei amici Rumeni, mi hanno detto “Ma che ci sei andato a fare lì? Non c'è niente!”. Anche quando sono arrivato, gli autisti mi hanno detto “Torna a Iasi, è inutile che vedi questa città.” Vaslui è la Foggia della Romania, e mezza giornata lì non è affatto persa, anzi. E allora, per tutto questo dico: forza Vaslui, sono con te!

Avevo sempre rispettato il Primo Comandamento dello Stadio di Foggia “Pino Zaccheria”: non avrai altro stadio all'infuori di me. Poi, un sabato, invitato da due amici Malesi, sono andato allo stadio “Emil Alexandrescu” di Iasi a vedere l'incontro di cartello fra CSMS Iasi e CFR Cluj. Ecco la cronaca di questo avvincente match:
Serata fredda allo stadio Alexandrescu, ma con poco vento e abbastanza buona per una partita di calcio. Le squadre stanno effettuando il riscaldamento. Ecco che entra nello stadio la “Torcida” dello Iasi: uno sparuto gruppetto di una trentina di ragazzi che intona cori in maniera non del tutto convinta, conscia che la propria squadra del cuore passa un momento di grossa difficoltà e si appresta ad affrontare i campioni in carica. Sugli spalti, come da tradizione, quasi tutti i tifosi mangiano semi di girasole, lasciando sulle gradinate una moquette formata dalle scorze dei suddetti semi. Le squadre entrano in campo. Inizia la partita! Nel primo tempo l'incontro è avaro di emozioni, ma il vero spettacolo è sugli spalti dove, al centro e in prima fila, c'è un volto nuovo, un novello tifoso, dovrebbe essere Italiano. Usiamo il condizionale perchè egli si agita e urla in una lingua incomprensibile fasi come “Fuj, fuj!”, “Oh e che pid a ban'n!”, “Arbitro! N'do tin l'ucchj?”, “Che cazz sti a ffa? Arrpigght!” “Ma qua n'n z vend u Borghett?”.
Nel secondo tempo la partita entra nel vivo e arrivano i due gol, entrambi su azioni d'angolo. Prima segna lo Iasi con Milea, poi pareggia il Cluj con Rada. Nel finale gli ospiti vanno vicini al vantaggio, ma il portiere di casa Irimia si conferma il migliore in campo, e proprio negli ultimi secondi lo Iasi ha ben due occasioni per il colpaccio ma le spreca malamente. Finisce la partita con i tifosi che applaudono i loro beniamini mentre si chiedono chi diavolo fosse quell'esagitato in prima fila.

Esagitato che potete vedere, cerchiato di rosso, nella foto presa dal sito ufficiale del CSMS Iasi.

Nella seconda foto: la piazza principale di Vaslui con l'onnipresente statua di Stefan Cel Mare.



martedì 19 marzo 2013

100 giorni

Mancano circa 100 giorni al mio definitivo ritorno in Italia. Non sono pochi, ma non sono neppure tanti. Anzi, sono sicuro che passeranno troppo in fretta. E allora voglio vivere pienamente ogni momento di questa mia seconda vita rumena. Ma questo non significa fare chissà cosa di eclatante, per me vuol dire entrare completamente in questa vita che fra cento giorni finirà. E quando finirà, porterà con sé tutte le persone e gli amici che ho conosciuto qui. Con la maggior parte di loro so già che non mi sentirò più, al massimo ci scambieremo gli auguri di buon compleanno su facebook per un paio di volte. Con altri ci sentiremo ogni tanto, per poi distaccarci del tutto. Ma con alcuni, veramente importanti e pochi, perchè i veri amici sono sempre pochi, beh con loro voglio, è mia intenzione, rimanere amico anche quando tornerò alla mia vita italiana. Perchè dopo un anno in cui hai condiviso tutto, non può finire con un commosso abbraccio di addio. Le vere amicizie resistono alla lontananza, e sono sicuro che le mie lo sono. E un viaggio in qualche paese lontano, ora che ho preso confidenza con l'aereo, non è mica da escludere!
Ma ora basta filosofeggiare che mi incarto pure, altri 100, pieni, giorni mi aspettano...



giovedì 28 febbraio 2013

Il mistero della chiave fantasma

I Foggiani si lamentano sempre che tutti i fondi della regione vanno a Bari e alla loro città restano solo le briciole. Che ai Baresi vanno gli onori e ai Foggiani gli oneri. Che Nichi Vendola fa tutto il possibile per Bari, lasciando Foggia al suo triste destino. Si potrebbe obiettare che tutto questo non è vero, ed è dovuto solo a un antico e radicato campanilismo. Fino a una decina di giorni fa, anche io credevo che tutte queste dicerie non avessero una base reale. Ma poi mi sono dovuto ricredere quando è arrivata la nuova coinquilina Barese. Ma andiamo con ordine.
Quando arrivai a Iasi a Settembre, la padrona di casa mi mostrò la cassetta della posta.

Come potere notare dalla foto (è quella centrale, col numero 25 sbiadito) l'angolo in alto a sinistra è divelto. La padrona mi spiegò che non aveva la chiave del lucchetto, e che per prendere la posta bisognava inserire le dita in quella fessura e, come una chela di granchio, tirare fuori la posta. Infatti lei mi dette una dimostrazione pratica e, con affanno, riuscì a tirar fuori la posta. Dopo circa un mese scesi a prendere la posta col marito della padrona di casa, e anche lui adottò questa bizzarra tecnica di estrazione. Per cinque, lunghi, mesi, ho affinato sempre di più la tecnica della chela di granchio, inserendo un prezioso gioco di mignolo che inserivo in uno dei tre buchi al centro della cassetta, e facendo ormai l'abitudine agli sguardi stupiti degli altri condomini che mi vedevano impegnato in questa operazione.
Mentre ero in gita a Cluj (di cui ho parlato nei precedenti due post) la coinquilina Francese ha lasciato le chiavi di casa nella cassetta della posta ed è partita. Chiavi che sono state subito prese dalla nuova coinquilina Barese. Quando tornai da Cluj, una delle prime cose che le chiesi è se avesse avuto parecchi problemi a prendere le chiavi dalla cassetta. Mi guardò con aria stupita e mi rispose che no, non aveva incontrato nessun problema. Passarono i giorni, le ore e, se li conti, anche i minuti, e io non mi capacitavo di come avesse potuto pescare la chiave tanto facilmente, e lei non riusciva a spiegarsi il perchè della mia preoccupazione.
Dopo un po' di giorni, parlando, finalmente il mistero fu rivelato: i padroni di casa avevano dato alla nuova coinquilina un terzo mazzo di chiavi. Codesto mazzo conteneva, oltre alle due chiavi della porta e a uno stranissimo codice a barre per aprire il portone, anche una chiavetta più piccola. Che cosa potrà mai essere questa chiavetta? Cosa potrà mai aprire? Ovviamente la cassetta della posta! Ma i proprietari non lo sapevano. Pensavano forse che servisse ad aprire lo scrigno di Davy Jones o che fosse una delle due chiavi del cor di Federigo?
Ora la posta la prende sempre la mia coinquilina, ma io, in qualche raro rigurgito nostalgico, uso ancora la mano a chela di granchio. Il mio Erasmus sarà ricordato anche per questo.

domenica 24 febbraio 2013

Cluj-Napoca episodio 2: Nel mezzo del cammin del mio Erasmus

Cluj è davvero una bellissima città. Se mai vi trovaste da quelle parti, consiglio caldamente di visitarla. Non descriverò più di tanto ciò che ho visto. Andando su Wikipedia troverete informazioni e descrizioni molto più dettagliate e precise di quelle che potrei darvi io. E allora, che dire? Dovrei tornare in Italia fra poco più di quattro mesi, e so che mi dispiacerà maledettamente lasciare Iasi e tutti gli amici che ho trovato qui. Ma rivedere Adele, mia amica dell'università di Foggia, mi ha riportato per qualche giorno alla mia vita Italiana, fortunatamente piena di amici fantastici. E quando venerdì mattina è arrivata a Cluj la mia amica torinese (quella della storia della radio), queste due mie vite, che fino ad allora scorrevano parallele, si sono incrociate, ed è stata una strana ma felice sensazione.
Tornando alla cronaca, Cluj ha un centro città molto diverso da quello di Iasi, ed è davvero piacevole passeggiare tra le grandi Cattedrali, il teatro, i palazzi eleganti ben ristrutturati. Una grande sorpresa è stato trovare un “Palazzo di Barbie” anche a Cluj, e i Foggiani sanno a cosa mi riferisco. Altra grande sorpresa è stato venire a conoscenza che lì non si filano quasi per niente il mitico Stefan cel Mare. Cacchio, quel tipo è stato un grande! Come potete non dedicargli almeno una statua nella piazza principale? Per superare questa delusione, Adele mi ha portato in ottimi ristoranti, dove ho dato libero sfogo alla mia famelicità. Per digerire i fieri pasti, abbiamo fatto lunghe camminate nell'innevato giardino botanico e nel parco pubblico, al cui interno si trova l'antico casinò e un lago ghiacciato dove sono abbondate le foto, dato che, in vita mia, non avevo mai visto un lago ghiacciato, c'è sempre una prima volta. Ma, pensandoci bene, questo proverbio è sbagliato. In realtà c'è sempre un'ultima volta, molto meno una prima. Per me non ci sarà mai una prima vittoria in una gara olimpica di sollevamento pesi, così come non riuscirò mai a dire correttamente “Ramarro marrone” per la prima volta. Ma, in questo Erasmus, ci sarà l'ultima volta che mangerò un covrig da Pertu, l'ultima volta che attraverserò col rosso il semaforo di fronte casa fra gli sguardi di rimprovero degli altri pedoni, e l'ultima volta che saluterò amici molto importanti. Proprio a questo pensavo sul treno durante il ritorno a Iasi. Treno dove la presa elettrica funzionava, c'era gente, nessun barbone ha rotto le palle, ed è arrivato a destinazione pure con qualche minuto di anticipo.

Nella foto: al lago ghiacciato con Adele, che saluto caramente, ringrazio per l'ospitalità, e a cui prometto di informarmi su chi sia la cantante Adele.

martedì 19 febbraio 2013

Cluj-Napoca episodio 1: Vagabondo sul Romania Express

Volevo scrivere del mio epico viaggio a Cluj già da domenica sera, ma impegni universitari e opere di bonifica del territorio mi hanno impedito di descrivervi celermente la mia avventura in Transilvania. Parto da Iasi, col treno, da solo, alle 15:30. La mia amica Adele, Leccese ma ormai convertita al Foggianesimo, mi aspettava a Cluj a mezzanotte e mezza. Ebbene si, sono nove ore di treno fra le innevate lande rumene. Un'amica mi aveva rassicurato che sulle carrozze avrei trovato prese elettriche a volontà, così porto il laptop con l'intenzione di passare il lungo tempo del viaggio vedendo film. Povero illuso! Entrato nel mio scompartimento, noto con piacere che i miei compagni di viaggio erano ragazzi e ragazze dall'aria pulita e che, proprio vicino al mio posto, c'era una bella presa elettrica. Metto la batteria al computer e inizio a vedere Braveheart – Cuore Impavido. Dite che volete, ma non vedevo quel film da quindici anni, o erano quindici anni che non lo vedevo, traduci! (La capiranno in pochissimi). Insomma, quando alla fine del film mancavano circa quindici minuti, la batteria mi da il segnale di scarica. Tutto convinto, inserisco la spina ma...niente corrente. Provo anche ad altre spine per la carrozza ma non funzionava nessuna. E infatti molti dei pochi altri passeggeri si trovavano nella mia stessa situazione. Mentre bestemmio fra i denti e incomincio a immaginare come avrei potuto passare altre sei ore in treno da solo, non potendo nemmeno dormire perchè mi ero svegliato tardi e non avevo sonno, ecco che i simpatici ragazzi scendono, e sale uno sbandato mezzo ubriaco e puzzolente che prende posto proprio nel mio scompartimento, iniziando a comunicare con me in uno strano rumeno. Non contento della situazione, prendo i bagagli e mi sposto nello scompartimento a fianco, uno dei pochi pieni. Ma dopo pochi minuti la ragazza che stava lì scende, e ritorna il vagabondo sproloquiante. Con la scusa che anche lì la spina non funzionava (ma era vero), me ne vado ed entro in un'altra carrozza dove non c'era proprio nessuno. Mentre provo anche qui le prese utilizzando il caricabatterie del mio telefono vecchio, ecco che appare il barbone molesto, che mi fa cenno di aspettare e scrive su un foglietto “10 Ley” E inizia a dirmi “Zece Lei, zece Lei”. In pratica voleva dieci Lei da me. Il Leu è la moneta rumena. Gli dico di no ed entro in un'altra carrozza, stavolta di quelle tipo pullman, dove almeno c'erano altre cinque o sei persone. Mi siedo, anche qui le prese non funzionano, e poi sento alle mie spalle una presenza, un qualcosa di incombente. Mi giro, era di nuovo l'irritante clochard col suo sudicio biglietto che continuava a dirmi che voleva quegli stramaledetti zece Lei. A quel punto, irritato sia da lui che dal fatto che avrei dovuto passare sei ore senza far niente, mi incazzo alla foggiana maniera, e in dialetto foggiano invito l'assillante mendicante a lasciarmi in pace. Spaventato dalla mia improvvisa e folkloristica reazione, scappa via e non lo vedo più.
Per fortuna, di fronte a me era seduta una studentessa rumena che parlava inglese e che faceva il mio stesso viaggio da Iasi a Cluj (o, meglio, Cluj-Napoca). Così, un po' parlo con questa ragazza, un po' mi messaggio con amici su Whatsapp, scaricando un'intera batteria e la metà dell'altra, un po' navigo su internet, finalmente arrivo a destinazione. Prendo un taxi e, imbambolato dallo stressante viaggio, invece di mostrare al tassista il messaggio di Adele dove mi aveva scritto il suo indirizzo, gli mostro, credendo fosse l'indirizzo, un messaggio in cui era scritto “Apeluri pierdute 3”. Che significa che avevo tre chiamate perse. Chiarito l'equivoco mi porta a destinazione. Solo che sbaglia numero della scala e mi lascia in un parco giochi condominale. Chiamo Adele “Dove sei finito?” “Ma come sto parco giochi?” “Ma dove mi trovo?”... Quando finalmente, da dietro il grande scivolo, ecco apparire Adele. Tiro un sospiro di sollievo e le vado incontro festoso. Dopo aver divorato la cena gentilmente offerta dalla mia amica, cado in un sonno ristoratore. Al mattino...no basta, ho già scritto troppo per ora. I miei giorni a Cluj, ricchi di sorprese, colpi di scena e maledizioni a facebook (poi vi svelerò il perchè) saranno narrati nella prossima puntata.
La revedere.

Nella foto: uno scorcio della caratterisica campagna innevata rumena vista dal treno. Si noti il gregge di pecore.

sabato 19 gennaio 2013

Oppa Iasi Style

Mi sono accorto che su questo blog ho scritto, fin ora, solo esperienze e sensazioni personali. Non ho ancora scritto niente che possa essere di pubblico interesse. E infatti ho ricevuto anche dei commenti un po’ critici in merito:

“Mi consenta, sono entrato in questo blog credendo di trovare un po’ di figa rumena per le mie cene eleganti, ma non c’è nemmeno la foto di un mezzo culo. Che blog inutile, cribbio!” Silvio Berlusconi
 “Questo blog fa talmente pena che la fame mi è passata anche se non mangio da una settimana.” Marco Pannella
“Ma che ci azzecca la storia di capodanno con l’erasmus?” Antonio Di Pietro
 “Che blog infedele! Bruceremo in piazza le bandiere del Foggia!” Mahmud Ahmadinejad
“Mai letta nemmeno una riga. Lo tengo sempre ridotto a icona e lo apro solo quando passa il Cardinal Ruini, per non farmi scoprire da lui mentre guardo i video porno.” Benedetto XVI
“E la cosa piu bela ke o leto.” Francesco Totti
 “Vaffanculo!” Beppe Grillo

E così, per far contenti tutti loro, questa volta vi parlerò di alcuni usi e costumi di Iasi. Innanzitutto non si pronuncia “Iasi” ma “Iasci” o, se proprio volete fare i fighi, “La Yash”.
Uno dei punti di forza di Iaşi sono i negozi Petru dove vendono dei covrigi e altre leccornie. La cosa più bella è andare a prendere un covrig prima di andare in biblioteca. Ma perché il signor Petru non apre delle filiali anche in Italia? Ebbene si, altro che le amiche di Torino, saranno i covrigi che mi mancheranno tanto una volta tornato a Foggia!
Se invece avete voglia di una pizza…beh, le pizzerie non mancano. Solo che la qualità della pizza non è proprio eccelsa e poi, anche se è scritto che la pizza è con salsa di pomodoro, ti portano una pizza bianca e un piccolo recipiente con una specie di ketchup che devi mettere tu sulla pizza. Inoltre nelle pizzerie, ma anche in qualsiasi altro ristorante, c’è il terribile “cameriere mescente”. Costui ti porta l’acqua in una bottiglietta, la apre, e ne versa una metà nel bicchiere. Appena il livello dell’acqua scende sotto la metà bicchiere, lui si precipita e ti versa l’altra acqua. Tu vorresti dire “Me la verso da solo!” (citazione che solo pochissimi capiranno) ma niente, lui ti verserà tutta l’acqua fino all’ultima goccia anche se stavi andando via e volevi portare l’acqua con te.
A proposito di locali, segnaliamo i negozi di alimentari non stop, imperterritamente aperti 24 ore su 24, qualsiasi giorno e in qualsiasi condizione storico-metereologica. Non chiuderebbero nemmeno se tornasse lo zombie di Ceausescu o se Adrian Mutu vincesse il pallone d’oro. Anche la celebre copisteria “PIM” fa orario non stop. Non ci crederete, ma è così comodo andare a farsi stampare delle slide alle due di notte dopo essere uscito con gli amici!
E ora passiamo alla viabilità. Sport nazionale di Iaşi è il sorpasso a destra. Dovrebbero istituire il gran premio di Copou. Per arginare il fenomeno, sono stati installati dei felicissimi semafori col conto alla rovescia che, più che altro, fanno da deterrente all’attraversamento pedonale. Infatti, se attraversi una strada quando il semaforo segna solo altri 3 secondi di verde e non sei Usain Bolt, ti ritroverai al centro della strada con le macchine che se ne strafregano di te e iniziano a sibilarti accanto mentre tu li bestemmi contro. Sempre riguardo la viabilità, ricordiamo i 1800 taxi che ci sono in città, che formano file lunghissime il weekend davanti alle discoteche, e che cazzo non ce n’era uno libero quando dovevo prenderne uno per andare all’aeroporto, e telefona e telefona ma tutti i numeri dei taxi erano occupati! (Ma questa è un’altra storia).
Un’altra simpatica caratteristica degli abitanti di Iasi è il farsi migliaia di segni della croce al giorno. I più, quando passano nei pressi di una chiesa, si fanno almeno tre segni della croce, ma spesso adottano il detto latino “melius abundare” e vanno giù pesanti con altri segni della croce. Ma le migliori sono state due giovani donne che, anche se non c’erano chiese nei paraggi, si sono fatte parecchi segni della croce, una passando davanti a un negozio di vestiti, l’altra davanti a una banca. Vabbè, coi tempi che corrono, prima di chiedere un mutuo, la prima cosa da fare è rivolgersi alla grazia divina!
Concludo questa mia rassegna con l’enorme stormo di corvi che, ogni giorno verso le 17, si libra nel cielo proprio davanti alla mia finestra come i famosi “stormi d’uccelli neri”, esuli pensieri di Carducciana memoria.

Nelle foto: il saporitissimo covriking e alcune “gipsy” con i loro abiti tipici. (No, anche se indossano quei vestiti fosforescenti non sono delle operaie della Società Autostrade).


martedì 15 gennaio 2013

La magia della radio

Qualche mese fa avevo fatto vedere il video del nuovo inno del Foggia Calcio, magistralmente realizzato dai celeberrimi Tavola 28, gruppo rap foggiano, a una mia amica torinese di erasmus. Tralascio i commenti sulla qualità del video e della canzone (mi reputo un nostalgico del vecchio inno di Marsico).

Sabato sera ero proprio con questa ragazza per una buona cena a base di cuscus. Accendiamo la radio su una stazione locale di Firenze, dove la dj, un’amica della mia amica, annuncia che la serata sarebbe stata dedicata interamente alla musica rap. Così scriviamo sulla pagina facebook di questa radio un saluto e un invito a trasmettere i grandi Tavola 28. E dopo un po’ di rap americano, arriva IL momento! La dj annuncia: “E ora un grande saluto alla nostra amica in erasmus in Romania che ci segue sempre e che ora ci consiglia di mettere un pezzo dei Tavola 28. Ma chi sono questi Tavola 28? Sono rumeni?”. E qui l’apoteosi: un altro dj, fiorentino, prende la parola: “No, sono foggiani”. “E tu come lo fai a sapere?”. “Sono originario di Foggia”. “Ah, non lo sapevo. Allora sì fugg’n!” La dj conclude dicendo che la serata è dedicata solo al rap estero, ma che non esiterà, dopo averli prima ascoltati, a trasmettere i Tavola 28 in una prossima occasione. Non vi dico l’indescrivibile gioia che io e la mia amica abbiamo provato!

Una serata trionfale ci voleva dopo quello che ci era capitato la sera prima. Dopo cena, sempre con questa mia compagna di avventure, avevamo deciso di raggiungere altri erasmus in un locale dove non eravamo mai andati, il “My way”, in cui si teneva un concerto. Vi ricordo che di questi tempi, a Iasi, la temperatura nelle ore notturne scende molto al di sotto dello zero. Arriviamo senza problemi nel luogo dove su internet era scritto l’indirizzo del locale: una lunghissima strada deserta e innevata. Iniziamo a fare su e giù per questa strada, cercando invano il numero civico, ma niente. Chiediamo informazioni a due tennisti che passavano di lì per caso (si, erano proprio due tennisti) che ci indicano però un altro locale, il “My day”. Poco dopo incontriamo un amico rumeno che si aggrega alla nostra caccia al tesoro. Percorriamo su e giù questo stradone più volte, mi prendo spaventi perché, dietro i cancelli, ci sono cani da guardia nascosti che abbaiano contro appena ci passi vicino. Chiediamo ai pochi passanti, ma nessuno conosce questo locale. Così, dopo più di due ore di giri in mezzo alla neve, finalmente incontriamo gli altri due erasmus, un tedesco e una francese, che intanto erano usciti dal fantomatico “My way” e andiamo in un pub. Qui giochiamo a indovinare i nomi di personaggi famosi scritti su un foglietto di carta attaccato in fronte. Perdo miseramente non riuscendo a indovinare il non difficilissimo Jack Sparrow.  Poi, quando ci alziamo, faccio testa contro testa col ragazzo tedesco e crolliamo sul tavolo fra le risate nostre e degli astanti.
 Mai immaginavamo che, dopo nemmeno 24 ore, avremmo avuto il nostro radiofonico momento di gloria. Un avvenimento che ricorderemo sempre con affetto e nostalgia e che, un giorno, racconteremo ai nostri eventuali nipoti: quando Firenze, Iasi, Torino e Foggia furono legate, per qualche minuto, grazie ai Tavola 28.

Nella foto: i Tavola 28 con un tizio che non so chi sia.
Nel video: una bella canzone di Eugenio Finardi sulla magia della radio. 





martedì 1 gennaio 2013

Per un anno di ordinaria violenza

Tanta gente pensa: “Chissà quale sarà la prima cosa rilevante che farò nel nuovo anno, il primo aneddoto importante del 2013 che poi verrà sempre raccontato e ricordato.”
Per molti, questo avvenimento deve ancora concretizzarsi. A me, invece, è già accaduto un paio d’ore dopo la fatidica mezzanotte. Ma andiamo con ordine.
Sono tornato dieci giorni fa dalla Romania e nemmeno il tempo di salutare tutti che già dovrò ripartire. Al mio arrivo a Foggia mi hanno accolto festosi gli amici sotto casa “armati” di cannoni spara coriandoli. Poi ho partecipato a feste e incontri dove ho narrato le mie mirabolanti avventure oltre i Carpazi, e alla fine è arrivata la notte di San Silvestro.
Quest’anno siamo andati nella casa di campagna di un nostro amico. Un’atmosfera idilliaca e oserei dire bucolica fra un bel cielo stellato con la luna piena, un caldo fuoco ardente, e un antico silenzio di tanto in tanto rotto dal verso di qualche animale da fattoria o da un uccello notturno. Niente lasciava presagire che questo sarebbe diventato l’anno all’insegna della violenza. Infatti l’antico adagio recita: chi X a capodanno, X tutto l’anno. Dove X = predicato verbale. Ergo, un gesto violento a capodanno porta a un intero anno in stile Arancia Meccanica. Ed ecco il punto incriminato. La maggior parte degli amici era ad arrostire la carne in cortile. Nella stanza al secondo piano dove festeggiavamo eravamo rimasti solo in quattro: oltre al sottoscritto c’erano il filosofo, l’amica che conosco dai tempi dell’asilo e la ragazza più diabolica di tutta la facoltà di Medicina. A un certo momento si aggiunge alla chiacchierata anche un’enorme falena che inizia a ronzare intorno alla lampadina, proprio sopra la mia testa. Io mantengo il mio caratteristico aplomb inglese, mentre l’amica diabolica incita animosamente a prendere un’iniziativa. L’altra ragazza apre la porta, ma la falena non se ne accorge nemmeno. Così, come Stefan cel Mare nella battaglia di Vaslui, passo al contrattacco: prendo un vassoio e inizio ad agitarlo molto lentamente e in modo quasi impercettibile vicino a questo mostro alato, fra lo sgomento dei miei amici che volevano un’azione più risoluta. Ma, come insegna proprio Stefan cel Mare, bisogna aspettare il momento giusto per sferrare l’attacco decisivo, e così, appena la falena si allontana un po’ da vicino la lampadina, le sferro una vassoiata in testa, si ode un rumore sordo e il fastidioso lepidottero scompare. La cerchiamo, ma niente. Così decidiamo di pulire il tavolo e, mentre l’amica diabolica toglie i piatti (per fortuna di plastica) lancia un urlo e tutti i piatti all’aria. La falena era lì, stecchita, nel tappo della maionese.
Quando poco dopo scendiamo al piano di sotto, i tre testimoni iniziano a raccontare questo fatto a tutti. E allora, se il mio primo atto del 2013 è stato di tale brutalità, chissà quanta altra violenza ci sarà nei prossimi 364 giorni. Abitanti di Iasi vi avverto: fra una settimana tornerà il vostro incubo peggiore!  

giovedì 13 dicembre 2012

It’s fun to stay at I-A-S-I

Fra un settimana dovrei tornare in Italia. Uso il condizionale perché qui c’è tanta neve, e se c’è troppa neve l’aeroporto di Iasi non funziona. Comunque sia, in questi giorni dove il pensiero della partenza è più presente, pensavo a quale fosse l’avvenimento più significativo di questi tre mesi, la copertina della mia prima parte dell’Erasmus. Pensandoci bene non ne trovo uno che sovrasta tutti gli altri, ma mi appaiono tanti eventi che rimarranno impressi nella mia memoria. Eventi più grandi come le gite, fatti assurdi come la lavatrice semovente, o divertenti come la giornata di pattinaggio sul ghiaccio che ho già raccontato in post precedenti in questo blog. Ma anche tanti avvenimenti più brevi che, tutti insieme, compongono il vero quadro dell’Erasmus. Perché l’Erasmus è soprattutto vivere giorno per giorno una realtà completamente diversa imparando a conoscere nuove persone, luoghi, abitudini, emozioni.
Ad esempio come quando, dall’aereo che decollava, ho visto Bari rimpicciolirsi sempre di più, o come la prima volta che entrai nella discoteca Underground trovandomi in una densa nube di fumo e scappando subito fuori per respirare. La festa a sorpresa di compleanno e la prima serata Erasmus con le ragazze di Torino e la coinquilina a base di pasta, pesto e tonno. La passeggiata a cavallo a Popricani e il viaggio di ritorno da lì in una “specie di taxi”. La folle corsa per bloccare il pullman davanti al Decathlon salvo poi scoprire che era quello sbagliato. Rispondere “Erasmus” alla domanda “Come ti chiami?” della professoressa. I test di medicina interna il venerdì mattina alle 7:30. Aver fatto incazzare un professore che per fortuna è del corso per Rumeni. Le cene tranquille (e a base di verdura) con poche persone e i pranzi velocissimi alla mensa dell’università con i compagni di classe. Trasportare con due amiche un’aspirapolvere il sabato sera al centro della città. Insegnare “Funiculì Funiculà” a gente di mezzo mondo. Prendere in giro, con un’amica, gli Erasmus Spagnoli dicendo che la loro Tequila è roba per bambini, per poi ordinare cioccolata calda con panna. E con la stessa andare in giro con un grosso tappeto sulle spalle e tossire fuori dalla finestra per il troppo sgrassatore in cucina, spaventando una famigliola che era in strada. Essere scambiato per un arabo per via della folta barba, l’amica di classe Italiana che mi aspetta finita la  lezione lamentandosi che sono sempre l’ultimo a prepararmi, il bel panorama di casette innevate che vedo dalla finestra della mia stanza, i cioccolatini Cuneesi, le serate culturali alla filarmonica, le passeggiate nel giardino botanico, provare la vera cucina Cinese, salutare alla stazione degli amici con cui sono stato molto bene sperando, un giorno, di rivederli.

Nella foto: una testimonianza della mia passeggiata a cavallo nelle campagne Rumene.

domenica 9 dicembre 2012

Sotto questa neve è bello pattinare si, ma c’è da cadere

Anche se non avevo mai calzato un paio di pattini, avevo colto con molto entusiasmo la proposta di andare a pattinare sul ghiaccio dopo l’università con tre amici di classe. Dopo le foto di rito per immortalare l’evento, ci buttiamo in pista. I due amici Israeliani “rompono subito il ghiaccio” facendo le prime, spettacolari, cadute. Così decido che è ora di staccarsi dal bordo e di iniziare a pattinare in modo spericolato. Il risultato è che mi sono divertito tantissimo, nonostante abbia collezionato forse il maggior numero di cadute mai registrate su una pista di pattinaggio. Sembravo di gomma perché mi rialzavo immediatamente, ma qualche volta, anche per riposarmi un po’, sono rimasto adagiato sul ghiaccio, godendomi questa nuova sensazione di libertà e spensieratezza. Ma non tutti i mali vengono per nuocere, infatti una ragazza piuttosto carina che era lì a pattinare, impietositasi per i miei innumerevoli “squacciatoni”, viene vicino a me e mi dice: “Dammi la mano, ti aiuto io”. E così faccio dei giri di pista con questa ragazza, suscitando l’invidia degli altri pattinatori che iniziano a barcollare e cadere nel disperato e fallito tentativo di ricevere l’aiuto della ragazza. Il fascino Italiano anzi, Foggiano, è di un altro pianeta!
Il tutto mentre l’amico di Taiwan continuava a riprendere e fotografare le nostre acrobazie e cadute varie, ma questo materiale audiovisivo, così come altre cose, è stato fatto in Erasmus e resterà in Erasmus.

Nella foto: uno dei rari momenti in cui ero in piedi. Si noti sullo sfondo il maestoso Palazzo della Cultura.

venerdì 30 novembre 2012

Un po' di vaneggiamenti

Stamattina, per caso, ho raccontato a un amico di quando ho fatto l’autostop su un camion per tornare a Iasi. Sembrava come se gli stessi raccontando un fatto avvenuto secoli fa, un po’ come quando, col mio compagno di banco di liceo, rivanghiamo vecchi episodi di quando eravamo adolescenti che non interessano a nessuno e fanno ridere soltanto noi. Qualche giorno fa discutevo del Tempo con un’amica di erasmus, dicevamo che qui il tempo è come se si dilatasse, fatti avvenuti qualche giorno fa sembrano lontanissimi. E così sono andato a rileggere il post dove racconto della tre giorni di gite che si conclude proprio con l’ormai celebre ritorno in autostop su un camion. L’avevo pubblicato cinque settimane fa…e in queste cinque settimane quante ne sono successe! Rispetto ad allora è cambiato tanto: dei rapporti esistenti “all’epoca” alcuni si sono consolidati tanto, altri sono andati via via sciogliendosi. Ho cambiato idea su molti argomenti, ho cercato di apprendere il più possibile dai racconti che amici e colleghi di tutto il mondo mi hanno fatto dei loro lontani paesi. Ho avuto giornate dove tutto è andato storto, momenti di solitudine o di smarrimento in cui ho avuto nostalgia di casa e degli amici di sempre, ma anche momenti emozionanti e irripetibili che mi hanno confermato che l’Erasmus è stata la scelta più giusta che abbia potuto fare… Almeno fin ora! Qui ogni giorno è una storia a sé. A Foggia per cambiare qualcosa nella mia vita ci vogliono mesi. A Iasi basta un giorno. Ovviamente direte: “E grazie al cazzo! L’Erasmus così è!” Beh, è proprio per questo che ho sfidato le mie paure, in primis quella del’aereo, per venire qui. In un miscuglio di positivo e negativo è stata e sarà un’esperienza ricchissima che non dimenticherò mai.


In foto: il mio primo pranzo nella casa di Iasi. Naturalmente non potevo che cucinare pasta, pesto e tonno! Ma questo non è un semplice piatto di spaghetti. È uno spartiacque nella mia vita.